Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/185

E Wikisource
Jump to navigation Jump to search
Haec pagina emendata est
182
avvertimento


Afferma per verità il Viviani che s’applicò Galileo « alla contemplazione del centro di gravità de’ solidi, per supplire a quel che ne aveva già scritto il Comandino ; e di ventiquattro anni di sua età inventò quello che in tal materia si vede scritto nell’ Appendice impressa alla fine de’ suoi Dialoghi delle due nuove scienze»;[1] secondo la quale asserzione, dovrebbero tali studi assegnarsi all’anno 1588. Ma questa data viene contraddetta da altre circostanze, principalissima fra tutte la dichiarazione fatta da Galileo stesso nella lettera ad Elia Diodati, del 6 dicembre 1636, nella quale scrive : « Manderò quanto prima una appendice d’ alcune dimostrazioni di certe conclusioni de centro gravitatis solidorum, trovate da me essendo d’ età di 21 anno e di 2 di studio di geometria ».[2] Notando, per incidenza, che rimane per tal modo confermato quanto narra il Viviani stesso, vale a dire che Galileo sarebbe stato introdotto nello studio della geometria quando «già aveva compiti i diciannove anni »,[3] ci pare di non poter rifiutar fede all’affermazione così esplicita del nostro Autore, e di dover quindi assegnare questi suoi studi all’anno 1585, per quanto in tal modo venga ad alterarsi quell'ordine cronologico dei lavori galileiani, il quale finora era stato universalmente accettato per vero.

Oltre che al marchese Guidobaldo Del Monte, come afferma Galileo, aveva egli ancora, ed anzi prima che ad esso, data comunicazione di questi teoremi al P. Cristoforo Clavio, al quale ne lasciò altresì una parte in occasione del primo viaggio da lui compiuto a Roma nella seconda metà dell’anno 1587. Questa circostanza, ed il carteggio da Galileo tenuto intorno a cosiffatti argomenti, oltre che con i due sunnominati, anche con Michele Coignet di Anversa nei primi mesi del successivo anno 1588, determinano con tutta la esattezza desiderabile il tempo al quale questi studi devono farsi risalire, e che rimane confermato da altro documento del quale diremo fra poco.

Di questi teoremi, alcuni dei quali ebbero adunque una certa diffusione, manca l’autografo; e dei parecchi esemplari, che n’andarono attorno manoscritti, giunse sino a noi soltanto uno, conservatoci, tra le carte di Giovanni Vincenzio Pinelli, nel cod. miscellaneo A. 71 Inf. della Biblioteca Ambrosiana, intitolato « Pinelli Collectanea ». Questo esemplare contiene soltanto l’ultimo dei teoremi col lemma ad esso relativo, e in capo ad essi l'attribuzione «Vinc.° Galilei » ; nell’ indice, però, premesso al codice, e in cui la erronea attribuzione era ripetuta, già una mano del tempo corresse «Galilei de Galileis »

  1. Fasti Consolari dell'Accademia Fiorentina di Salvino Salvini, ecc. In Firenze, MDGGXVII, nella stamperia di S. A. K. per Gio. Gaetano Tartini e Franchi, pag. 403.
  2. Biblioteca Nazionale di Firenze. - Mss. Galileiani, Par. V, Tomo VI, car. 73 v.
  3. In una prima stesura del suo racconto istorico della vita di Galileo, scrisse per verità il Viviani: « che già aveva compiiti i 22 anni » (Fasti Consolari dell'Accademia Fiorentina di Salvino Salvini, ecc. pag. 401); ma fa parte di alcune posteriorì correzioni (assai probabilmente suggerite dalla lettera surriferita, che fu nota al Viviani, poiché ci venne conservata in copia di sua mano), il cambiamento del 22 in 19. Cfr. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 31 r.