Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/184

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AVVERTIMENTO.



« Queste sono alcune Proposizioni attenenti al centro di gravità de i solidi, le quali in sua gioventù andò ritrovando il nostro Accademico, parendogli che quello che in tal materia haveva scritto Federigo Comandino non mancasse di qualche imperfezzione. Credette dunque con queste Proposizioni, che qui vedete scritte, poter supplire a quello che si desiderava nel libro del Comandino ; & applicossi a questa contemplazione ad instanza dell’Illustrissimo Sig. marchese Guid’Ubaldo dal Monte grandissimo matematico de’ suoi tempi, come le sue opere publicate ne mostrano; & a quel Sig. ne dette copia, con pensiero di andar seguitando cotal materia anco ne gli altri solidi non tocchi dal Comandino. Ma incontratosi dopo alcun tempo nel libro del Sig. Luca Valerio, massimo geometra, e veduto come egli risolve tutta questa materia senza niente lasciar in dietro, non seguitò più avanti, ben che le aggressioni sue siano per strade molto diverse da quelle del Sig. Valerio.»

Ai teoremi che seguono, nessuna introduzione migliore di queste parole che Galileo mette in bocca al Salviati in sulla fine del Dialogo Quarto delle «Nuove Scienze»,[1] e che precedono la « Appendix, in qua continentur Theoremata, » eorumque demonstrationes, quae ab eodem Autore circa centrum gravitatis » solidorum olim conscripta fuerunt ». Né altro avremmo voluto aggiungere dal canto nostro, se per più rispetti non ci fosse sembrato opportuno di suffragare con prove l’asserto di Galileo, e di determinare un po’ meglio il posto che a questi teoremi deve essere assegnato tra le Opere di lui, giustificando in pari tempo il luogo che, seguendo l’ordine cronologico, ad essi qui diamo.

  1. Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno due nuove scienze attenenti alla Mecanica et i Movimenti Locali, del signor Galileo Galilei, ecc. Con una Appendice del Centro di gravità di alcuni Solidi, In Leida, appresso gli Elsevirii. m.d.c. xxxviii, pag. 288.