Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/187

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avvertimento.

dell’esemplare Ambrosiano, fatta da G. B. Venturi, è allegata una lettera senza firma né data (P. V. T. II, car. 6), che, conforme si legge, di mano di Galileo, sul tergo del foglio, contiene un « Giudizio sopra una mia Prop.ne fatto in Bologna, la quale proposizione è appunto quella del surriferito esemplare. Anche questo documento[1] stimiamo di dover qui appresso pubblicare:

« Molto Ill.re Sig.re

Il mio amico loda infinitamente lo inventore di questa speculatione, et insieme col sigr. Meleto lo judica molto versato nelle matematiche. Et solo per mostrar ch’ egli l'habbia veduta, quanto al Lemma, egli dice che pare che gl’antecedenti et consequenti nella construttione si varijno da quello che erano nella proposta. Et ben che questo lemma non sia il medesimo con la nona d’Archimede, nel 2° trattato del Tartaglia, par non di meno nato di là et sotto la forma di quella propositione constretto, et simile ad una propositione che egli già molti anni fece, nella quale, sì come Archimede toglie i due quinti della massima et l’amico di V. S. un quarto, egli toglieva un ottavo, seguendo, ne l’altre, consimili proportionalità, nel lor genere. Et dice non esser molta fatica, seguendo la forma d’Archimede, formarsene assaissimo.

Quanto al Teorema, egli dubita se il centro del pezzo della piramide sia il punt : per ciò che, stando la deffinitione del centro delle gravità [dei] corpi posta da Pappo et adoprata dal marchese Del Monte nelle Mecaniche, non segue che se per lo centro o supposto passerà un piano, quel pezzo si divida in due parti ugualmente pesanti, come dovria quando fosse veramente il centro. Et il Comandine, che la medesima materia tratta nel libro De centro gravium alla XXVI propositione, molto più s’accosta a trovar il centro, che non par che faccia questa demonstratione, quantunque da quella del Comandino non sia molto differente. Et questo è quanto egli a bocca mi riferisce; et io le bacio la mano».

Circa l’autore di questa lettera, non siamo in grado di formare alcuna ipotesi attendibile.[2] Nell’ indice premesso al volume dei Manoscritti Galileiani che la contiene è scritto bensì « Lettera autografa del Marsili, nella quale si dà ragguaglio del giudizio fatto in Bologna sopra questa proposizione di Galileo»; ma tale indicazione è evidentemente erronea : infatti questa lettera non è di certo posteriore all’anno 1588; ed il solo Marsili di Bologna, col quale Galileo sia stato in relazione, fu Cesare, nato il 1° febbraio 1592.

  1. Edito in Galileo Galilei e lo Studio di Bologna per Antonio Favaro: negli Atti del B. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti; Ser. V, T. VII, pag. 765.
  2. Forse potrebbe essere di quel Giovanni Dall’Armi, sonatore bolognese, al quale, come sappiamo, era stata raccomandata la istanza con cui Galileo aspirò alla lettura matematica nello Studio di Bologna nell’anno 1587. Cfr. Galileo Galilei e lo Studio di Padova per Antonio Favaro. Vol. I. Firenze, Suc cessori Le Monnier, 1883, pag. 22-23.